Come ti ristrutturo un trullo: l'arte dello "scuci e cuci"

30 May 2019

Il trullo pugliese rappresenta uno dei più straordinari esempi di architettura rurale del nostro paese: la sua nascita nell’antichità, infatti, è collegata a doppio filo alla massiccia presenza di di formazioni calcaree sul territorio, che hanno contribuito alla diffusione di questa abitazione unica al mondo.

I secoli sono passati e molti dei trulli che ritroviamo nella magnifica Valle d’Itria necessitano di interventi di restauro: interventi molto delicati che richiedono una profonda conoscenza dei trulli. Per questo abbiamo chiesto a Francesco, che assieme al padre porta avanti da oltre 40 anni l’azienda Edil Serra, di rivelarci qualche segreto del suo lavoro.

“Anticamente le cupole dei trulli e le stesse strutture venivano costruite con pietre trovate sul luogo: variano dunque da zona a zona, ma sono prevalentemente pietre calcaree semidure. Oggi, quando ci commissionano la costruzione di un trullo ex-novo, ci rivolgiamo a cave locale, ma manteniamo inalterata la tecnica: così per il cono di un trullo utilizziamo esclusivamente chianche lavorate a mano, che vengono inclinate e sovrapposte in modo da agevolare lo scorrimento delle acque. Alla base delle coperture le pietre sono raccordate per funzionare da fronda. A volte le ultime pietre sono modellate “a canale” per raccogliere le acque piovane nella cisterna.”

Qual è la tecnica che deve essere utilizzata nella ristrutturazione di un trullo?

Sicuramente la tecnica dello “scuci e cuci”, che consiste nello scucire – ovvero smontare piccoli pezzi di cono – e ricucirli, ossia rimontarli pezzo per pezzo integrando o lavorando le chianche laddove è necessario. Si tratta di recuperare i vari pezzi e quindi ricostruire con i materiali rimossi la zona danneggiata; il materiale di scarto delle lavorazioni funge da riempimento tra le chianche così da assicurare l’isolamento termico. In alcuni casi ci ritroviamo a rimuovere anche parte del riempimento – sempre in pietra – per poi reinserirlo, al fine di creare la “camera d’aria” tra pietre di candela interne e chiancatura esterna. In questo modo si permette alla struttura di essere ricostruita senza alterare forme e dimensioni.

Come si restaura la copertura?

 Sicuramente la prima cosa da fare è lo smontaggio delle chiancarelle per verificare le condizioni del cono. Subito dopo si procede al rimontaggio, con eventuale lavorazione delle chiancarelle (sempre a mano). Per il montaggio si inizia dalla base del cono, disponendo le pietre ad anelli orizzontali concentrici, senza l’ausilio di forme di legno. Ciascuna pietra viene assestata in modo da incastrarsi fra le due laterali, inclinandole leggermente – come dicevo sopra – per agevolare lo scorrimento delle acque. Infine si procede all’intonacatura della base del pinnacolo (punta del trullo) laddove la struttura originale lo richiede, e al fissaggio del pinnacolo. Le sagome sono diverse, tutte di origine molta antica: le più diffuse sono quelle tonde o composte da più elementi, come un disco e una sfera o una stella. L’importante è non “spogliare” mai completamente il cono. 

Quindi, nonostante noi viviamo nel terzo millennio, consigli sempre ai tuoi clienti un metodo di lavorazione tradizionale?

Trattandosi di abitazioni che esistono da secoli, l’unica strada che noi percorriamo è quella della lavorazione tradizionale. La lavorazione manuale delle chianche, ad esempio, porta ad un lavoro imperfetto ma proprio questo è il pregio. Tutte le strutture presenteranno il colpo di martello di chi ha lavorato le pietre, rendendo il trullo unico e per, questo, prezioso. I metodi di lavorazione manuali sono complessi, duri e difficili da praticare, ma sono anche gli unici che valorizzano la spettacolarità della pietra a secco, rendendo il trullo eterno.


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