I trulli di Alberobello: un patrimonio dell'umanità

07 February 2019

Un fascino senza tempo. Alberobello, nel cuore della Valle d’Itria, è così: sonnacchiosa, imbiancata, morbida, avvolgente, quasi fosse una diva degli anni ’50.

Una distesa di trulli sovrapposti, incastrati, avvinghiati a un dedalo di viuzze che si inerpicano tra antichi rioni: un paesaggio che non ha eguali in nessun’altra parte del mondo e che dovrebbe esser visto almeno una volta nella vita.

Un paesaggio che conosciamo profondamente, dalle più inabissate fondamenta sino ai più alti pinnacoli, chiancarella dopo chiancarella: quante volte le nostre mani da mastri trullari esperti hanno sfilato, smontato, ricostruito queste abitazioni le cui origini risalgono a più di 700 anni fa. Ma questa è un’altra storia, che racconteremo speriamo presto.
Oggi, invece, vogliamo portarvi in questo borgo, incastrato tra cielo e mare e ulivi, inserito dal 1996 dall’Unesco nella World Heritage List. Uno dei simboli, forse il più famoso della Puglia. L’area un tempo boscosa in cui sorge il centro di Alberobello – un agglomerato unico al mondo con i suoi 1500 trulli – fu fino al 1481 un feudo dei duchi Caracciolo di Martina Franca, quindi passò in mano ai conti Acquaviva di Conversano, i quali fecero insediare numerosi contadini concedendo loro alcuni benefici, come la possibilità di edificare abitazioni senza malta in modo, da un lato, di aggirare leggi e tasse emanate dagli Angioini sui nuovi insediamenti, dall’altro, di sfruttare l’abbondanza di pietra calcarea nella zona.

Una storia che ancora si respira aggirandosi tra i vicoli. Il nostro consiglio è quello di esplorare Alberobello facendosi sedurre dai simboli magici e propiziatori apposti a calce sui coni, dalle stradine imbalsamate in cui il progresso è quello dell’accoglienza, dei tarallini e del “buongiorno” gratuiti. Farsi ammaliare dal rosso intenso dei gerani e dal viola pulsante dei ciclamini  che sbucano in ogni angolo, su ogni scalino, accanto all’uscio.

Due i quartieri in cui far tappa, dov’è concentrato il più alto numero di trulli: Rione Monti di Alberobello, in cui la maggior parte dei trulli è adibita a botteghe artigiane, e Rione Aia Piccola, dalle strette vie tortuose, in cui invece ci sono essenzialmente abitazioni. Merita una sosta il Trullo Sovrano, l’unico a due piani e con un cono centrale circondato da dodici coni più piccoli, oggi sede di un museo. Particolari sono anche i Trulli Siamesi, a forma doppia, e la Casa dell’Amore, la prima costruita in calce nel 1797. E ancora la Chiesa di Sant’Antonio, anch’essa (nemmeno a dirlo) a forma di trullo e la Basilica dei SS. Cosma e Damiano, fulcro della storia religiosa della città.


Tags:

Commenti


Lascia un commento