Muretti a secco: l'Unesco iscrive la tecnica tra i patrimoni dell'umanità

30 November 2019

Muretto a secco: pietre ammassate una sull’altra non usando alcune altro elemento per tenerle insieme se non, a volte, terra secca.

Di muretti a secco la Puglia, e in particolar modo, la Valle d’Itria ne è piena: terrazzamenti su terrazzamenti, pietra su pietra, goccia su goccia di sangue e sudore, queste opere raccontano di una tradizione tramandata di padre in figlio, secolo dopo secolo. Un sapere che, pochi giorni fa, è stato iscritto dall’Unesco tra i Patrimoni Immateriali dell’umanità grazie anche alla candidatura di Otto paesi tutti accomunati dalla presenza di questi sacrari di Sassi: Italia, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

In Italia abbiamo 170 mila chilometri di muri a secco, venti volte la lunghezza della muraglia cinese: un patrimonio eccezionale che nella nostra terra, quella pugliese, da un lato ha influenzato il paesaggio agricolo,  segnando i confini dei fondi, dall’altro ha permesso a terreni pietrosi di essere coltivabili, in una sorta di riciclo continuo e rispettoso dell’ambiente.

Ma non solo. Infatti, i muri di pietre a secco, non solo sono perfettamente integrati nell’ecosistema in quanto offrono riparo a molti piccoli animali, ma nello stesso tempo regolano il flusso delle acque meteoriche senza sbarrarne il passaggio.

Questa importante eredità, però, nasconde un limite: quello della tutela e conservazione. Noi di Edil Serra lo sappiamo bene: mantenere quei muri a secco, preservandone gelosamente l’arte e il paesaggio secolare è faticoso e, anche, costoso. Anche per questo la Regione Puglia ha previsto per il 2018/19 contributi a fondo perduto del 100% per il rifacimento dei muretti a secco: l’intervento mira a salvaguardare e migliorare il paesaggio agrario e conservare elementi naturali e seminaturali in grado di promuovere il mantenimento delle capacità di autoregolazione degli agroecosistemi regionali, senza alcuna finalità produttiva.

Un’occasione da sfruttare, oggi più che mai, per mantenere viva una tecnica antica che racconta tutta la genialità e la fatica, la precisione e la bellezza del lavoro dell’uomo.



Commenti

Commenta per primo questo articolo


Lascia un commento